Home Portfolio Attivita' 2004 Astrazioni 2004 col mare la città
Facebook MySpace Twitter 

PostHeaderIcon Astrazioni 2004 col mare la città

ASTRAzioni 2004

Con il Patrocinio, il contributo e la collaborazione del Comune di Cesenatico - Assessorato alla Cultura e dell'Associazione Antiquascom

 

16 aprile ore21

L'UOMO SENZA PASSATO di AKI KAURISMAKI

introducono

Michele Faddi (cultura del cinema europeo - DAMS - Bologna)

Anton Roca (artista curatore del progetto LUOGO COMUNE)

 

23 aprile ore21

IN THE MOOD FOR LOVE di WONG KAR-WAI

introducono

Veronica Innocenti (semiotica dei media - DAMS - Bologna)

Gabriele Righetto (Dipartimento di Ecologia Umana - Padova)

 


L'uomo e il mare

Uomo libero, sempre ti sarà diletto il mare - tua anima, specchio dove guardi la tua anima scorrere infinita come le onde.
Non meno amaro abisso è il tuo cuore.

In questa che è la tua immagine ti immergi con voluttà, con gli occhi, con le braccia l'afferri e dal rumore di te stesso ti liberi se ascolti la sua voce indomabile e selvaggia.

Tenebrosi tutt'e due, e discreti: fino in fondo ai tuoi abissi nessuno è sceso mai,
uomo, né c'è del mare chi conosca
i riposti tesori: così li difende, gelosi.

Eppure, da tempi immemorabili ciascuno
di voi con quell'altro combatte - e non ha pietà, non rimorso,

da tanto che amate la carneficina e la morte in una lotta eterna, implacabili, avvinti!


Charles Baudelaire

ASTRAzioni


Il mare, la città, l’uomo, l’identità. Due città di mare viste da una città di mare. Helsinki oggi, _Hong Kong, 1962. Il mare che unisce/divide. Due registi due storie diverse_uguali, lontane_vicine.
Aki Kaurismaki_Wong Kar Wai. Uno sguardo sulla vita, nella vita, nei sentimenti dell’uomo moderno. L’uomo senza passato_ In the mood for love. L’uomo nel rapporto con sé stesso, con il mondo.

E’ questo lo spunto di riflessione che vogliamo proporre in questa breve rassegna cinematografica che non a caso abbiamo voluto intitolare ASTRAzioni, un po’ in omaggio al luogo che ospiterà le proiezioni, un po’ perché le tematiche che affronteremo ci condurranno ad una serie di contrapposizioni tanto attuali quanto di difficile definizione: il rapporto fra globale e locale, l’uomo la sua identità e il suo rapporto con la comunità e il territorio.


Già da alcuni anni, infatti, assistiamo ad una profonda trasformazione del concetto di comunità che sembra aver perso molto dei suoi caratteri tradizionali, sotto la spinta dell’intensificazione dei flussi di comunicazione, attraverso la diffusione di informazioni, immagini, conoscenze, idee e a causa dell’aumento di consistenza della circolazione dei capitali, merci e persone.

Tutto ciò conduce inevitabilmente ad un’ibridazione tra culture e stili di vita innescando nuovi rapporti fra il locale ed il sistema mondo. Allo stesso tempo prende strada anche la riscoperta delle identità locali e la riorganizzazione del territorio urbano che apre nuovi spazi per la soluzione localizzata dei problemi creati dai processi di globalizzazione.

Il rischio è che questi processi, come è possibile constatare in varie parti del mondo, portino al sorgere di tante identità
difensive che si basano sulla chiusura nei territori “noti” contro quelli “ignoti”, il “noi” contro il “voi”, oppure a considerare il consumo come un mezzo per creare nuove identità sociali, attraverso un uso distorto e manipolato di mezzi di comunicazione di massa al fine di generare un senso comune di condivisione delle emozioni.

E’ certo comunque, che nelle comunità globalizzate il senso del noi è indebolito ed è sempre più difficile ritrovare legami sociali in grado di resistere alle influenze che la de-localizzazione genera. L’identità, quindi, è  sempre più indipendente dai ruoli sociali e dalla tradizione culturale e diviene qualcosa da costruire, un “progetto” da realizzare partendo dalle possibilità che si dispiegano davanti alla persona.

Da un lato identità intesa come un ripiegamento narcisistico dell’io su sé stessi, dall’altro come una riappropriazione  di un proprio spazio esistenziale da condividere nella comunità, nella partecipazione attiva. La scelta dell’una o dell’altra prospettiva, crediamo, concorre a determinare una valutazione sull’epoca attuale: la prima comporta un giudizio negativo della vita sociale contemporanea dove gli spazi autentici di libertà tendono a ridursi sino a scomparire; la seconda prospettiva apre all’incertezza e a nuovi problemi ma anche ad inedite possibilità di crescita personale ed alla creazione di nuovi legami sociali.

È questa, forse, l’ambivalenza che oggi si presenta ai nostri occhi ed è all’interno di questa cornice che saranno affrontate le molteplici sfide che ci attendono nei prossimi anni.

 

L'UOMO SENZA PASSATO
di AKI KAURISMAKI (Finlandia 2002 - 97 minuti)

TRAMA

Uno sconosciuto arriva in città e viene aggredito e derubato, perdendo la memoria. Incapace di ricordare il suo nome o qualunque cosa del suo passato, non può trovarsi un lavoro o prendere una casa, così comincia a vivere nelle periferie dela città e lentamente rimette la sua vita sui binari giusti.

CRITICA

“Kaurismaki dirige un film romantico che, ad onta del degrado sociale, osserva il mondo con occhio benevolo, fa sorridere spesso e, alla fine, esprime una morale della stessa sostanza di cui son fatte le favole". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 23 maggio 2002)

"Autore errante e straziato, Aki Kaurismaki fa un balzo sorprendente nel colore e nella commedia dopo avere per anni rovistato con talento nel male di vivere. Il suo film ha vinto a Cannes il Gran premio della giuria e forse meritava di più. L'interprete femminile, Kati Outinen, ha avuto invece la Palma d'oro come migliore attrice". (Piera Detassis 'Panorama', 5 dicembre 2002)

"Humour imperturbabile, avventure derisorie, personaggi impagabili, esaltati dalle luci gentili di Timo Salminen. Kaurismäki non ha eguali nel comico a lenta combustione e nel contrasto musicale. La scena in cui Kati Outinen, volontaria dell'Esercito della Salvezza e futuro amore di M, si sveste triste e sola nella sua cameretta, è la quintessenza dello spleen. Chiunque ci avrebbe messo sotto un bel blues. Kaurismäki no, lui usa 'Do the Shake' dei Renegades. E di colpo la felicità acquattata in tutta quella malinconia ci salta addosso. Da non perdere se credete che cinema faccia ancora rima con sentimento". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 6 dicembre 2002)

"Creatore di un inconfondibile universo stralunato, da qualche anno Kaurismaki ha rinunciato agli effetti eccentrici per una messa in scena di limpida semplicità. Non tutte le amnesie vengono per nuocere, è la morale della favola; anziché una tragedia, scordarsi del passato può essere l'inizio di una rinascita. E se poi la cosa non riesce nella vita reale, che ci sia almeno il cinema a regalarcene l'illusione". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 20 dicembre 2002

PREMI

GRAN PREMIO DELLA GIURIA E PREMIO ALLA MIGLIORE INTERPRETAZIONE FEMMINILE A KATI OUTINEN AL FESTIVAL DI CANNES 2002.

 

 

IN THE MOOD FOR LOVE
di WONG KAR-WAI
(Hong-Kong 1999 - 97 minuti)

TRAMA

A Hong Kong, nel 1962, Chow, un giornalista di Shanghai, si trasferisce con la moglie in un modesto appartamento. Vicino arriva una coppia composta da una segretaria, Li-Zhen, e da un dirigente d'azienda. Sia la moglie di Chow che il marito di Li-Zhen trascorrono lunghi periodi all'estero per lavoro. Chow e Li-Zhen cominciano ad incontrarsi sul pianerottolo, a frequentarsi, ad andare a mangiare qualcosa insieme. Una sera a cena, parlando dei rispettivi coniugi, comprendono la realtà della situazione: i due sono amanti. Più avanti, lui riesce a scrivere un libro che ottiene successo e dice a lei che ha deciso di cercare un altro posto di lavoro. Una volta si lasciano andare a fare le prove della eventuale confessione del marito di lei. Poi per un periodo non si vedono. Più avanti, Chow le dice che partirà per Singapore, e che è innamorato. Il marito di Li-Zheng torna e lei dice a Chow che non lo cercherà più. Nel 1963 Chow è a Singapore. Nel 1966 Li-Zheng torna a vedere il vecchio appartamento. Nel 1969 Chow è in Cambogia. Tra le rovine dei templi, guarda e medita.

CRITICA

"Wong Kar-Way, autore di 'Happy Together' e di 'Angeli perduti', specialista delle passioni, ha fatto un altro gran film dove analisi dei sentimenti e stile della regia si uniscono a esprimere al meglio le malinconie e le felicità dell'amore". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 23 maggio 2001)

"Il regista di culto della nouvelle vague d'autore di Hong Kong dipinge con immagini estenuate e raffinate una storia d'amour fou che non ha bisogno di sesso e arditezze per infiammare". (Piera Detassis, 'Panorama', 24 agosto 2000)

"Tutti - o quasi - crescono.
Anche Wong Kar-Wai con 'In the mood for love'. Cresce, il regista di Hong Kong, perché rinuncia al pur interessante sperimentalismo delle sue opere precedenti. Cresce perché si lascia alle spalle la tempesta erotica di 'Happy Together' e sceglie un tono intimo, pudico, ellittico, come chi conosce veramente i giochi dei sentimenti e può fare a meno di gridare. E così, al suo settimo film, racconta una storia d'amore e d'amore soltanto. 'In the mood for love', come dice una bella vecchia canzone, è solo nello stato d'animo per l'amore, che si concretizza mai, ma resta un sentimento che cambia le vite". (Irene Bignardi, 'la Repubblica, 29 ottobre 2000)

"Il film seduce e cattura per la verità dei mezzi toni con cui racconta le pene d'amor perdute, un passo a due sulle punte della solitudine. E così i due splendidi protagonisti mantengono l'ambiguità dei sensi, un desiderio impalpabile, come la stoffa stessa del film. Eredi di Antonioni, Wong Kar-Wai simula un'attrazione fatale a tavolino e la rimpiange secondo l'etica della recherche proustiana, esprimendo l'invisibile delle emozioni con una cinepresa che sta al passo dei sentimenti e ci avvolge di calore". (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera, 28 ottobre 2000)

PREMI

PREMIO PER MIGLIOR ATTORE (TONY LEUNG) E GRAN PREMIO DELLA GIURIA PER IL MIGLIOR CONTRIBUTO TECNICO (WILLIAM CHANG, CHRISTOPHER DOYLE E PING BING LEE) A CANNES (2000).

locandina fuorionda 2008

Ultimo aggiornamento (Domenica 06 Giugno 2010 08:59)