Categoria: Carichi Sospesi – autunno 2026

Questo è il diario del laboratorio di cinema di Fuori Quadro presso i Carichi Sospesi, a Padova, da ottobre a dicembre 2026. Qui raccogliamo il lavoro mentre prende forma: la sceneggiatura, le prove, il backstage, i commenti e gli errori, fino al cortometraggio finito. Un’officina a porte aperte, dove il processo conta quanto il risultato.

  • Sceneggiatura -Scarpe Sinistre

    Questo è il diario del laboratorio di cinema di Fuori Quadro presso i Carichi Sospesi, a Padova, da ottobre a dicembre 2026. Qui raccogliamo il lavoro mentre prende forma: la sceneggiatura, le prove, il backstage, i commenti e gli errori, fino al cortometraggio finito. Un’officina a porte aperte, dove il processo conta quanto il risultato.

    E qui sotto la bozza di sceneggiatura dalla quale partiamo. Durante il corso la smonteremo, la riscriveremo, la taglieremo in inquadrature e probabilmente la tradiremo più volte. Come è giusto che sia.

    Sceneggiatura -Scarpe sinistre

    Si vede lampeggiare la luce della televisione nell’ambiente e giungono in sottofondo le voci del telegiornale. Parole smozzicate parlano di operazioni militari.

    Uno strano soggetto al tavolo del bar. Seduto di spalle, ha la testa coperta da un sacchetto di carta per il pane. Beve una bibita con la cannuccia.

    Arrivano altri due da fuori e vedendolo gli fanno un cenno, ridacchiando tra di loro.

    ALE

    Ciao Teo, che fai?

    TEO

    Ciao. Come mi avete riconosciuto?

    BEA

    Cavolo ti credi di essere, l’asso dei travestimenti?

    ALE

    Stanislao Moulinsky…

    TEO

    È pieno di telecamere qua in giro!

    Ale e Bea si siedono.

    ALE

    (ridacchiando con Bea)

    Sì, certo.

    BEA

    Che poi, in effetti, è anche vero.

    TEO

    Ho dei sacchetti anche per voi.

    E tira fuori dei sacchetti dallo zaino.

    BEA

    E lo sapevo… Bene dai. Entriamo nella parte.

    I due si infilano i sacchetti in testa.

    Il barista dal bancone li guarda e scuote il capo.

    ALE

    (a Teo)

    Insomma cosa stai combinando?

    Teo tira fuori il cellulare e gli mostra delle foto. Ale prende il cellulare e guarda.

    ALE

    Embé? Scarpe, sono scarpe.

    Bea tira il collo per guardare.

    TEO

    Certo, scarpe. Precisamente una scarpa! Abbandonata per strada.

    BEA

    Eh, sì… Anch’io ne vedo in giro, di tanto in tanto.

    ALE

    Sì. E allora?

    TEO

    Chi è che perde una scarpa, così, senza accorgersene? E va in giro lo stesso. Come se niente fosse…

    ALE

    In effetti è strano.

    Il barista spegne la tele con il telecomando e rimane in ascolto. Si sentono suoni sordi, come di esplosioni in lontananza.

    TEO

    Ho fatto una ricerca…

    ALE

    E allora?

    TEO

    Sono sinistre.

    BEA

    Cosa?

    TEO

    Sono sinistre. Sono tutte scarpe sinistre.

    Ale e Bea guardano Teo con aria di stupore.

    I tre sono riuniti e Teo illustra agli altri le conclusioni delle sue ricerche attraverso un sistema di foto, disegni, cartine con spilli e diagrammi sulla parete. Hanno tutti il sacchetto in testa, e d’ora in avanti ce l’avranno sempre.

    TEO

    Sono tutte dannate scarpe sinistre. Da donna, da uomo, non fa differenza…

    BEA

    Da quanto vai avanti con questa storia?

    TEO

    Saranno otto mesi… circa. Guardate qua. Sono tutti i ritrovamenti che ho fatto. Tutti in periferia, o strade fuori mano…

    La voce di Teo continua a parlare. Intanto si vedono immagini (foto e filmati a bassa risoluzione) di scarpe nei posti più disparati. Lungo le strade. Con macchine che passano ecc. Alcune foto contengono dettagli di apparati da guerra. Camion militari in colonna, droni militari in volo, elicotteri fanno da sfondo, quasi casuale e sfocato alle scarpe in primo piano.

    TEO

    Sono decine e decine, e tutte sinistre. Questo non può essere un caso…

    ALE

    E tu come te lo spieghi?

    TEO

    Non me lo spiego… non me lo spiego proprio.

    BEA

    Comunque nessuno va in giro con un piede scalzo.

    ALE

    Questo è sicuro.

    Bea cammina da sola lungo un marciapiede sconnesso, sacchetto in testa, cuffiette. Si ferma. Torna indietro di due passi.

    Lungo la strada c’è una scarpa. Una scarpa da ginnastica, grigia, un po’ consumata.

    Bea si china. La guarda. Gira la testa, prima a destra, poi a sinistra. Nessuno.

    Tira fuori il cellulare, scatta una foto. Poi estrae un guanto di lattice dalla borsa. Lo infila sulla mano sinistra e raccoglie la scarpa per esaminarla. Fa un ulteriore scatto tenendola in mano.

    La parete delle ricerche. Teo e Ale sul divano. Bea in piedi davanti a loro, il cellulare in mano.

    BEA

    Ne ho trovata una.

    TEO

    (annoiato)

    Bene. Stampala e archiviala con le altre.

    BEA

    Non posso.

    TEO

    Perché non puoi?

    Bea gli porge il cellulare. Teo guarda. Ingrandisce con due dita. Guarda ancora. Gira il cellulare. Lo rigira.

    Ale si sporge, guarda.

    ALE

    È destra.

    TEO

    Non è destra.

    ALE

    Teo, è destra. Il pollice è di qua.

    TEO

    Magari è una sinistra… montata al contrario.

    BEA

    Seee! Montata al contrario adesso…

    Silenzio. Teo si alza, va alla parete. Guarda la cartina, gli spilli, le foto. Tutte sinistre.

    ALE

    (sollevato)

    Beh, allora è finita, no? Coincidenze. Otto mesi di coincidenze, ma alla fine… Possiamo toglierci ‘sti cosi?

    Fa per togliersi il sacchetto.

    TEO

    Fermo!

    Ale si blocca con le mani sul sacchetto.

    TEO

    Dov’era esattamente?

    Bea si avvicina alla cartina, indica un punto. Teo prende uno spillo, uno di colore diverso, e lo pianta. I tre guardano la cartina. Poi Teo si avvicina alla scatola delle foto e rovista fino a recuperare la foto del precedente ritrovamento in zona. Le due scarpe corrispondono.

    TEO

    Otto mesi di sinistre. E adesso, una destra. E sarà lontana forse cento metri dalla sorella.

    ALE

    E quindi?

    BEA

    (piano)

    Quindi quello che aveva perso la sinistra…

    TEO

    …adesso ha perso anche la destra.

    ALE

    Cioè è scalzo.

    TEO

    Oppure non c’è più nessun piede da mettere nelle scarpe…

    Ale lentamente si riaggiusta il sacchetto sulla testa.

    BEA

    È cominciata.

    ALE

    Cosa?

    Bea non risponde ma fa un cenno enigmatico.

    TEO

    L’era delle destre!

    Il bar vuoto, luce piatta del mattino. Il barista passa lo straccio sui tavoli.

    Per terra, vicino al tavolo dei tre, c’è una foto stampata: un paio di scarpe gettate lungo una strada, con annotazioni a penna di date e coordinate gps.

    Un paio di scarponi militari entrano in campo e si fermano accanto alla foto.

    Il barista si china, la raccoglie. Guarda la foto. Ha i pantaloni mimetici, e solo ora vediamo che è vestito in tenuta militare.

    NERO.